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Non voglio parlarvi di situazioni ai margini come quelle che accadono durante le guerre o comunque in ogni situazione di estrema emergenza. Voglio invece mostrarvi situazioni più vicine al nostro fortunato piccolo mondo.

Praticamente tutti hanno una vita dignitosa dove i bisogni fisici primari vengono soddisfatti (non siamo in emergenza), ma tanti crescono in un ambiente familiare dove il ruolo della mamma e/o del papà sono pressoché inesistenti e hanno fatto sì che il bambino (nella maggior parte dei casi femmina) si trasformi in un “bravo bambino” per proteggere i genitori.

Questa ingenua creatura, sensibile e empatica, percepisce la sofferenza e la fragilità dei genitori e nel suo infinito amore se ne vuole prendere carico. Tutti vorremmo avere dei genitori felici tanto quanto tutti i genitori vorrebbero avere figli felici, anche perché l’atmosfera che si creerebbe sarebbe idilliaca … esattamente come se nel mondo ci fossero solo persone felici.

Questo bambino cresce in un ruolo non suo dove si impegna ogni giorno a trasformarsi in ciò che si aspettano gli altri e cercando continuamente la loro approvazione nelle parole e nei gesti. Di solito sono bambini e ragazzi che in casa sono tranquilli, educati, silenziosi – mi viene da dire adulti – (“è come non averlo” dicono “i grandi” che lo accudiscono). Ogni genitore ha quest’immagine idilliaca del “bravo bambino” che gli permetterebbe di avere una vita pacifica, come ogni bambino ha l’immagine del genitore sempre presente e amorevole che lo faccia sentire al sicuro.

In questi dolci esserini nasce una personalità che maschera le emozioni e una mente strategica sempre indaffarata ad analizzare le situazioni e le varie possibilità di agire come in una partita a scacchi. La cosa più frustrante è che molte volte, nonostante tutto l’impegno che ci mettono, i genitori sono comunque talmente occupati a risolvere o crearsi i loro problemi, che le dinamiche non cambiano di molto. Il risultato è un bambino non visto con una personalità malleabile, frammentata e che tende a non voler fare del male a nessuno a costo di stare male lui. Di solito è anche molto severo con sé stesso, non sa gestire i conflitti né tanto meno le situazioni sospese e non è cosciente né del suo sforzo né delle sue capacità.

Quando queste meravigliose creature iniziano il loro percorso spirituale, di solito da adulti,  hanno bisogno di far crollare le strutture precedenti per tornare alla loro vera essenza. Non è per niente facile perché bisogna passare dal buonismo al sano egoismo, dal vittimismo alla responsabilità del proprio cammino, dall’essere sempre accettato all’accettare anche il rifiuto come parte del cambiamento.

Inizia un lungo viaggio nel sentire e nell’osservazione consapevole e amorevole dell’Ego.

“Chi sono?”
Chi ero prima di trasformarmi in chi dovevo essere per proteggermi?

“Perché sono qui?”
Cosa mi rende unica? Quali sono i miei talenti che non sto vedendo perché in quel ruolo mi riesce tutto molto facile? In quale ruolo mi sento totalmente a mio agio? Qual è la mia mission?

“Quali sono i miei sogni?”
A cosa hai rinunciato fino ad oggi in modo da non mostrarti autentico/a?

C’è un/a piccolo/a te che è restata nel passato e ha bisogno di risposte. Vuole essere integrato/a e liberato/a nel tuo presente per permetterti di sentirti completo/a  e sicuro/a di te anche nelle tue scelte più importanti.

C’è una frase che ti sta aspettando:

“Mi sento realizzato/a e sono felice. Mi amo profondamente e senza condizioni”

Un abbraccio a tutti gli ex bravi bambini con i quali io uscirei volentieri per suonare i campanelli dei palazzi e scappare insieme ridendo … vi vedo!

Con amore,

Sonia